martedì 30 maggio 2023

30 maggio 2023 - Life is a Cabaret: gran successo di pubblico per la nuova produzione della Trieste Musical Company

 





Trieste - Teatro Miela

18 e 19 maggio 2023

Life is a Cabaret - Benvenuti al Kit Kat Klub, liberamente tratto dal musical “CABARET” di John Kander, Fred Ebb e Joe Masteroff

regia di Michele Amodeo


Al Teatro Miela di Trieste è andato recentemente in scena Life is a Cabaret - Benvenuti al Kit Kat Klub, brillante riscrittura di un testo dalle molte vite: musical (il Cabaret del 1965 con le musiche di John Kander, liriche di Fred Ebb e libretto di Joe Masteroff); film musicale (Cabaret anch’esso, ispirato dal precedente e diretto da Bob Fosse nel 1972, con Liza Minnelli e Michael York); adattamento teatrale (I’m a camera del 1951, con il testo di John Van Druten); romanzo (Goodbye to Berlin del 1939 di Christopher Isherwood, che con Mr Norris Changes Trains del 1935 costituisce un dittico sulla vita di un inglese a Berlino - l’autore stesso - lucido testimone del nazismo in ascesa). Un soggetto che evidentemente funziona e si mantiene fresco nel tempo, forse anche grazie alla dichiarazione iniziale di Isherwood all’inizio del romanzo stesso: la volontà di essere un semplice spettatore che, come una macchina fotografica, registra e testimonia senza prender parte attiva a un periodo molto particolare della Storia (tra la fine degli anni 20 e l’inizio degli anni 30 del ‘900) in una Berlino vivacissima e trasgressiva, ignara di trovarsi sull’orlo di un abisso tremendo.

Questa volta, a produrlo in collaborazione con il Festival Internazionale dell’Operetta FVG, è la TMC - l’Associazione Trieste Musical Company.

Si tratta di una realtà vivace e fresca: perché fondata nel 2019, per l’età degli attori e dei volontari, ma anche per essere coordinata da un gruppo di giovani: Aliki Pappas (Direttrice Artistica), Davide Coppola (Direttore Musicale), Michele Amodeo (Regista) e Giulia Cechet (Coreografa).

È una compagnia semiprofessionale di teatro musicale - costituita cioè da professionisti e da appassionati - il che le permette di cogliere il meglio dai due ambiti del mondo artistico: la competenza di chi lo fa per mestiere e l’entusiasmo di chi calca le scene pur vivendo di altro. Tale vincente combinazione fa sì che si riesca a giocare seriamente puntando al massimo dell’eccellenza individuale e collettiva, senza dimenticare mai che lo si fa per divertirsi e divertire. Se ciò avviene, si cammina sul filo, in perenne equilibrio tra due componenti fondamentali e necessarie per ogni spettacolo. Ed è una situazione altamente instabile, che qui riesce appieno.



Il pubblico in sala, numerosissimo in entrambe le recite, si è divertito per la verve scanzonata e convincente, ha partecipato commosso e preoccupato nel seguire le vicende dei personaggi - tutti ben tratteggiati e interpretati con efficacia dagli attori-cantanti (Diletta Faggioni, la candida Sally Bowles; Mattia Sferch, il romanziere Cliff Bradshaw; Roberto Zuardi, l’inquietante EMCEE, maestro delle cerimonie del cabaret; Elisabetta Cancelli, l’anziana acqua cheta Fräulein Schneider; Raffaele Antonio Tarditi, l’innamorato Herr Schultz; Ludovica Buri, la decisa Fräulein Kost; Luca Clai, l’impettito Ernst Ludwig; le esuberanti ragazze del Kit Kat Klub: Sofia Mangraviti, Rosie; Monica Messina, Texas; Ilaria Marzolla, Lulu; Ludovica Buri, Fritzie; Debora Manna, Helga; i Kit Kat boys/poi anche i nazisti: Riccardo Dalla Mora, Bobby; Matteo Ribolli, Victor/ e anche la scimmia; Edward Schembri, il marinaio Rudy).

Responsabili del successo anche le indimenticabili musiche ben eseguite, dal vivo e sul palco, dal TMC ensemble diretto da Davide Coppola (anche alla II tastiera), con Carolina Perez Tedesco, I tastiera; Camilla Collet, batteria; Kevin Reginald Cooke, basso; Andrea Corazza, clarinetto; Riccardo Pitacco, trombone.







Life is a Cabaret: recitiamo ruoli che crediamo stabili, fissi, decisi da noi stessi; ci illudiamo di essere gli unici artefici delle nostre esistenze, troppo spesso dimenticandoci di quanto dipendiamo gli uni dagli altri, nel bene e nel male.

Di quanto grande sia la responsabilità che ognuno ha nei confronti di chi gli sta accanto, non importa se conosciuto o ignorato, se odiato, amato o indifferente.







Paola Pini




Trieste - Teatro Miela

18 e 19 maggio 2023

Life is a Cabaret - Benvenuti al Kit Kat Klub, liberamente tratto dal musical “CABARET” di John Kander, Fred Ebb e Joe Masteroff

regia Michele Amodeo
coreografie Giulia Cechet
direzione musicale Davide Coppola
direzione artistica e costumi Aliki Pappas
musica dal vivo TMC Ensemble

Con:
Diletta Faggioni – Sally Bowles
Mattia Sferch – Cliff Bradshaw
Roberto Zuardi – EMCEE
Elisabetta Cancelli – Fräulein Schneider
Raffaele Antonio Tarditi – Herr Schultz
Ludovica Buri – Fräulein Kost/Fritzie
Luca Clai – Ernst Ludwig
Sofia Mangraviti - Rosie
Monica Messina - Texas
Ilaria Marzolla - Lulu
Riccardo Dalla Mora - Bobby
Matteo Ribolli - Victor
Debora Manna - Helga
Edward Schembri - Rudy

TMC Ensemble:
Andrea Corazza – clarinetto
Riccardo Pitacco – trombone
Carolina Pérez Tedesco – I tastiera
Kevin Reginald Cooke – basso
Camilla Collet – batteria
Davide Coppola – II tastiera e direzione

Realizzato da Trieste Musical Company in coproduzione con l’Associazione Internazionale dell’Operetta FVG


venerdì 19 maggio 2023

19 maggio 2023 - Dinosaur World Live: con la prima assoluta italiana al Rossetti di Trieste il meraviglioso mondo giurassico nutre l’immaginario di un pubblico entusiasta


Trieste - Politeama Rossetti - Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

dal 17 al 20 maggio 2023

 Dinosaur World Live

traduzione e adattamento italiano di Stefano Curti

Tutto nasce da una shakespeariana tempesta e da una famiglia di antropologi che approda , naufraghi, in un’isola misteriosa, abitata da animali sopravvissuti a un passato giurassico.

L’amore dei britannici per il Bardo permea l’intera vicenda a partire dai nomi di tutti i personaggi, ed è narrata in Italia da Romina Colbasso, un’energica e moderna Miranda (pro pronipote di Prospero?...) in scena con i puppeteer Thomas Gamble, Sharon Sze, Ross Lennon, Nick Halliwell, William Uden e Rhea Locker-Marsh, che qui interpreta anche il ruolo di assistente apprendista di Miranda.

Jurassic Park è uscito dallo schermo per approdare a teatro? Forse sì, ma senza gli errori legati a tentativi maldestri di addomesticare con arroganza una natura che chiede e pretende un meritato rispetto.

I bambini, che costituiscono la maggior parte (ma non la totalità) del pubblico, vengono coinvolti attivamente in questa cura, e da parte loro è evidente il desiderio di salire sul palco per dar da mangiare, accarezzare, pettinare, fare il solletico a queste marionette che sembrano vere, guidati da Miranda con l’amabilità e l’autorevolezza tipica di chi ha cura di più abituali animali da compagnia. Il personaggio li vede nascere, crescere e con orgoglio ne descrive le caratteristiche, e senza trascurare i diversi lati del loro carattere e personalità, con autorevolezza li tiene a bada.

Fondendo sapientemente la paleontologia con l’accudimento, gli spettatori restano incantati da un fantastico esempio di premura e attenzione nei confronti di un mondo perduto e ritrovato; un ecologismo ideale, certo, ma non per questo meno importante.

Si impara a conoscere e ad amare cuccioli e adulti, animali cresciuti e, se si è fortunati, appena usciti dall’uovo: Tamora e Tebaldo, i Tyrannosaurus Rex; Bruto e Bea, i Triceratops; Gertrude la Giraffatitan; Orlando, il Microraptor, Giulietta la Segnosaurus.

Dedicato ai bambini, è uno spettacolo capace di far bene a tutti: i marionettisti qui non stanno nascosti, ma costituiscono parte integrante dello spettacolo, ben visibili nel manovrare con perizia e nel dar voce, emettendo versi credibilissimi, a queste macchine stupende. C’è da restar rapiti nell’ammirare la loro perizia e nel veder muovere giganteschi personaggi costruiti in modo meraviglioso a cui è data vita con una vivacità tale da farli sembrare vivi.

Non si nega ovviamente il pericolo costituito dai due Tyrannosaurus Rex, noti carnivori, ma si dà grande spazio agli erbivori, terrestri e volanti.

L’attenzione è catturata fin da subito e l’arco narrativo si svolge emozionando tutti.

Fa bene al cuore essere partecipi di uno stile divulgativo coinvolgente, pensato per chi ascolta, adatto a tutte le età, senza essere banale, capace di indurre nel pubblico sentimenti di rispetto verso delle forme di vita da noi lontane nel tempo, ma presenti nell’immaginario di tutti.

Uno spettacolo, tradotto e adattato in italiano da Stefano Curti che sarebbe un vero peccato non vedere in scena in altri teatri del nostro Paese.

Paola Pini


Trieste - Politeama Rossetti - Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

dal 17 al 20 maggio 2023

 

Dinosaur World Live

traduzione e adattamento italiano di Stefano Curti

Scritto e diretto da Derek Bond

Ideatore dinosauri Max Humphries

Regia pupazzi Laura Cubitt

Direttore di scena:  Thomas Gamble

Con i marionettisti: Rhea Locker- Marsh, Sharon Sze, Ross Lennon, Nick Halliwell, William Uden

E con la partecipazione di Romina Colbasso nel ruolo di Miranda

Scene e costumi di Good Teeth

Suono di Tom Mann

Luci di John Maddox

Prodotto da Nicoli Entertainment

 

domenica 14 maggio 2023

14 maggio 2023 - Approda al Miela di Trieste “La lingua langue” con un pirotecnico Nicola Stravalaci


 

Trieste, Teatro Miela

11-12 maggio 2023


LA LINGUA LANGUE

Ovvero come imparare la lingua italiana e vivere felici


uno spettacolo di Francesco Frongia

con Nicola Stravalaci


Come parlare di grammatica senza essere pedanti?

Esagerando.

Con l'abbigliamento e gli accessori, i modi e i toni, i comportamenti nei confronti dell’argomento e del pubblico in ascolto.

Portando tutto alle estreme conseguenze.

Trasformando la sala del teatro in una classe improvvisata in cui gli spettatori siano eletti (o degradati) al rango di allievi di una classe improvvisata che per un’ora si trovi in balia di uno strampalato ed energico tiranno capace di padroneggiare con abilità l’intero spazio di platea e palcoscenico qual è il professor Stravalcioni (Nicola Stravalaci), perfetto nell’interpretare il protagonista di La lingua langue, funambolico testo di Francesco Frongia - produzione Teatro dell’Elfo.

Tra appassionate difese degli elementi di base della nostra grammatica, irresistibili esempi di errori pedestri pubblicati in rete o sulla carta stampata, appelli, interrogazioni e chiamate alla lavagna, il coinvolgimento di chi assiste si realizza e chi è entrato per godersi una serata rilassante, scopre suo malgrado di percepire sentimenti analoghi a quelli vissuti in passato, seduto dietro un banco in una qualsiasi lezione tenuta da un insegnante oltremodo autoritario, palesemente certo dell’irrimediabile ignoranza di qualsiasi studente.

E il pubblico ci sta.

Partecipa, si sottomette di buon grado, riconosce il potere di chi li sta aggredendo verbalmente, accetta il gioco.

Nicola Stravalaci appare come un funambolo, in costante equilibrio tra un’indubbia destrezza nell'improvvisare e una perizia interpretativa, dotate entrambe di un ritmo pirotecnico che si mantiene stabile, sostenuto anche da inserti video sagaci e altrettanto divertenti a far da contrappunto a quel che avviene dal vivo.

L’alchimia funziona, e Maria Montessori viene opportunamente evocata per alleggerire un’atmosfera da caserma che i presenti accettano di buon grado, ma che forse non avrebbero retto fino alla fine.

L’italiano non è un idioma semplice; e non ha vita facile, trovandosi in costante competizione con i tanti dialetti che caratterizzano le innumerevoli radici presenti nel nostro territorio, vera lingua madre per ognuno di noi.

Se a ciò aggiungiamo la distanza non colmata tra la lingua letteraria e quella colloquiale, più comune e usata quotidianamente, è evidente quanto non sia facile padroneggiarla da chi, non specialista dell’argomento, la usi semplicemente per trasmettere delle informazioni.

Tutto ciò non impedisce di provare un oggettivo piacere estetico quando si sente “parlar bene”, quando le frasi si susseguono armoniose, quando si ha la possibilità di ascoltare una poesia o le pagine di un testo scritto con sapienza. Trasformare tutto questo in una competenza che permetta di esprimersi verbalmente per comunicare con proprietà il proprio pensiero non è semplice, soprattutto se tale pratica è considerata di scarsa importanza da chi in pubblico con le parole agisce.

Di certo rappresenta una di quelle utopie che, se realizzate, porterebbero bellezza al mondo e, forse, ci aiuterebbero ad amare davvero il luogo in cui viviamo.   


Sperando di non aver commesso troppi errori o strafalcioni…


Paola Pini


Trieste, Teatro Miela

11-12 maggio 2023


LA LINGUA LANGUE

Ovvero come imparare la lingua italiana e vivere felici


uno spettacolo di Francesco Frongia

con Nicola Stravalaci

collaborazione a scene e costumi Saverio Assumma

luci Giacomo Marettelli Priorelli

produzione Teatro dell’Elfo


sabato 29 aprile 2023

29 aprile 2023 - Secondo Riccardo: la Compagnia Artifragili mette in scena a Trieste l’originale riscrittura del Riccardo II di William Shakespeare - prima parte





Secondo Riccardo: la Compagnia Artifragili mette in scena a Trieste l’originale riscrittura del Riccardo II di William Shakespeare - prima parte


Trieste, Teatro Miela

26-27 aprile 2023


Playing Shakespeare… playing with Shakespeare.

Interpretare, mettere in scena, giocare a, giocare con…

Il rispetto per un gigante del teatro e della letteratura non impedisce di declinare in tanti modi quel termine che in tante lingue (non solo in inglese) ha molteplici significati e che nella nostra può sfuggire. 

Riscrivere i classici, stravolgerli pur mantenendone lo spirito non è cosa semplice, e anche se tanti autori sono riusciti nell’intento, il rischio di cadere è grande.



I giovani attori della Compagnia Artifragili (Alejandro Bonn, Romina Colbasso, Veronica Dariol e Davide Rossi) non sono nuovi a questo tipo di operazioni e, dopo aver recentemente proposto con successo La questione di Penelope, stanno sfidando in questi mesi il Riccardo II di Shakespeare, stravolgendolo nella forma per restar ben fedeli alla sostanza: un teatro che si confronta con il pubblico e nel quale si rispecchia, che con esso procede per approfondire insieme un tema, quello del potere, che tutti riguarda.



Giocare, e giocando smontarne il meccanismo, provare a capire con ironia com’è fatto dentro, stravolgere i simboli che ne rappresentano la potenza e sostituirli con gli oggetti transizionali usati dai bambini per staccarsi dalla simbiosi con la madre. 

Sostituire i monologhi con altri, storicamente più vicini, altrettanto o forse più agghiaccianti degli originali, e solo apparentemente miti. 

Rendere un dramma in cinque atti in una serie in tre puntate, due in teatro e un gran finale all’aperto.

Trasformare duelli sanguinosi in giochi infantili, far emergere la parzialità di cui il potere si nutre con gentilezza e cordialità venefiche.



Secondo Riccardo è tutto questo e molto altro.

È allegro, divertente, spiritoso. Acuto e avvincente, si svolge in un teatro - il Miela di Trieste - rivoluzionato negli spazi e nei tempi a cui lo spettatore è abituato. 

Entrando in sala qualcosa sta già avvenendo sul palco di legno davanti alla platea, circondato dal pubblico che poco a poco riempie gli spazi lasciati liberi. 

Ma non si perde niente: è un breve preambolo che si ripete senza annoiare. Anzi. Aiuta a lasciar fuori la quotidianità che qui non serve.



Ci si sente e si viene coinvolti, si partecipa realmente; si ride e si pensa, si viene colpiti da una drammaturgia - progettata da Davide Rossi e diretta da Alejandro Bonn - che ci parla direttamente e che rende naturale quel che in altri paesi è ormai prassi consolidata: i due antagonisti (Bolingbroke e Mowbray) sono brillantemente interpretati da due donne, Veronica Dariol e Romina Colbasso. Quest’ultima vestirà anche i panni del duca di York, qui duchessa e regina ad interim. Alejandro Bonn è Gaunt (il padre di Bolinbroke) e Aumerle (figlio di York, qui chiamato Merlo), mentre Davide Rossi è re Riccardo, sempre in scena con il suo unico vero amico, un orsacchiotto.



La contaminazione tra parti originali, discorsi novecenteschi e invenzioni varie, fa brillare il testo shakespeariano di luce propria e fa emergere di colpo la sua forza  simbolica perenne, caricando quei momenti di una sacralità rituale non sempre percepibile oggi, a teatro o altrove.

Si tratta di qualcosa di nuovo che non risulta dirompente, ma che si inserisce con gentilezza nell’animo di chi vi assiste e fa germogliare qualcosa che sa di buono, di genuino, riportandoci ad accogliere con semplicità l’essenza più vera e profonda del far teatro.


Paola Pini 



Trieste, Teatro Miela

26-27 aprile, 30-31 maggio, 29-30 giugno 2023


Secondo Riccardo

liberamente ispirato a Riccardo II di William Shakespeare


regia Alejandro Bonn

progetto drammaturgico Davide Rossi

con Alejandro Bonn, Romina Colbasso, Veronica Dariol, Davide Rossi

uno spettacolo Artifragili con il sostegno di Bonawentura

foto di scena di Massimo Baxa


Prima parte: mercoledì 26 e giovedì 27 aprile 2023, ore 20.30 -Teatro Miela

Seconda parte: martedì 30 e mercoledì 31 maggio 2023 ore 20.30 – Teatro Miela

Evento finale: giovedì 29 e venerdì 30 giugno 2023 ore 21.00 – giardino del Museo Sartorio

martedì 25 aprile 2023

25 aprile 2023 - Secondo Riccardo: Artifragili propone al pubblico un dialogo condiviso sul potere

 


Secondo Riccardo: Artifragili propone al pubblico un dialogo condiviso sul potere


Trieste, Teatro Miela

26-27 aprile, 30-31 maggio, 29-30 giugno 2023


Secondo Riccardo

liberamente ispirato a Riccardo II di William Shakespeare



È la sera del 15 aprile 2023. Una compagnia di giovani attori si trova in un locale pubblico di Trieste. Intorno a loro numerosi tavoli sui quali si trovano fogli bianchi e penne. A poco a poco l’ampio spazio si anima e i posti a sedere iniziano a scarseggiare. Le persone già presenti - giovani e meno giovani - si stringono un po’ per accogliere i nuovi arrivati.

Ma cosa sta succedendo al Bar Libreria Knulp, che in pieno centro storico da vent’anni costituisce un vivace luogo di incontri formali e informali organizzati da tantissime realtà del mondo culturale e sociale di Trieste?

Stiamo assistendo alla prima uscita pubblica di Secondo Riccardo, percorso interessante e originale che Artifragili, Compagnia Teatrale Indipendente, propone alla cittadinanza con il sostegno di Teatro Miela Bonawentura.

Gli attori Alejandro Bonn, Romina Colbasso, Veronica Dariol e Davide Rossi Hanno deciso di infrangere la quarta parete ben prima che lo spettacolo abbia inizio e propongono al pubblico di riscrivere tutti assieme il Riccardo II di William Shakespeare attualizzando il testo originale che, con ritmo serrato pone al centro il potere e la sua gestione; cosa succede all’integrità di chi lo detiene nel momento in cui si relaziona con chi gli sta accanto; la fragilità di tutto ciò che è umano; la dinamica che sempre si instaura tra il potente e i cortigiani; la manipolazione del vero e del giusto…

L’incontro di quel sabato sera - vero e proprio riscaldamento - ha visto i presenti impegnati a fare l’identikit del loro leader ideale e a immaginare un contesto contemporaneo in cui sviluppare i temi proposti da questo dramma shakespeariano.

Seguirà, al Teatro Miela, il 26 e 27 aprile prossimi alle 20.30, la prima “restituzione” pubblica del lavoro che gli attori, integrando quanto raccolto con il progetto drammaturgico di Davide Rossi e la regia di Alejandro Bonn, porteranno in scena.

Altri momenti seguiranno in un’alternanza tra incontri e messinscene (la seconda parte sarà sempre al Miela alle 20.30 il 30 e il 31 maggio, mentre l’evento finale si sposterà nel Giardino del Museo Sartorio - con inizio alle 21.00 - il 29 e il 30 giugno).

Si tratta di un progetto singolare, qualcosa in grado di offrire l’occasione di riflettere su noi stessi e sul nostro agire, pubblico e privato; perché se è vero che il teatro ha in sé la capacità di parlare a ognuno di noi, in questo caso, trovandoci in una posizione più attiva e responsabile nei confronti di quel che andrà in scena, possiamo, come spettatori, domandarci: quale delle tante parti presenti in questo dramma ci calza meglio? Chi, tra i tanti personaggi, siamo noi? Ci siamo?

La forza dei grandi classici sta proprio nella loro capacità di cogliere l’universalità della natura umana, permettendo così una riscrittura in grado di mantenere il senso in un contesto molto diverso dall’originale.




Gli attori di Artifragili danno qui la parola al pubblico, lo coinvolgono, lo rendono partecipe di una scrittura condivisa precedente alla messinscena che procederà nel tempo, un percorso a tappe che si organizza e riorganizza in corso d’opera, proprio come di solito avviene dietro le quinte. Per chi lo vorrà sarà possibile dar vita a un legame diverso tra chi sta sul palco e chi in platea, tra chi racconta e chi sa ad ascoltare, tra chi guarda e chi si lascia guardare.

Una fantastica avventura.


Paola Pini



Trieste, Teatro Miela

26-27 aprile, 30-31 maggio, 29-30 giugno 2023


Secondo Riccardo

liberamente ispirato a Riccardo II di William Shakespeare


regia Alejandro Bonn

progetto drammaturgico Davide Rossi

con Alejandro Bonn, Romina Colbasso, Veronica Dariol, Davide Rossi

uno spettacolo Artifragili con il sostegno di Bonawentura


Prima parte: mercoledì 26 e giovedì 27 aprile 2023, ore 20.30 -Teatro Miela

Seconda parte: martedì 30 e mercoledì 31 maggio 2023 ore 20.30 – Teatro Miela

Evento finale: giovedì 29 e venerdì 30 giugno 2023 ore 21.00 – giardino del Museo Sartorio




lunedì 27 marzo 2023

27 marzo 2023 - Tre Cechov: il Teatro Miela di Trieste impegnato in un importante progetto



Venerdì 25 e sabato 26 marzo il Teatro Miela di Trieste ha ospitato un progetto di grande interesse per molteplici aspetti: tre classici del teatro sono stati condensati in altrettanti atti unici di 90 minuti ciascuno e proposti al pubblico uno di seguito all’altro nell’interpretazione degli allievi di una prestigiosa Accademia d’Arte Drammatica.

Il numeroso pubblico, ben disposto a seguire questa non banale maratona, ha potuto così apprezzare e cogliere le analogie e le differenze presenti in Il Gabbiano, Zio Vanja e Tre sorelle di Anton Čechov, tre opere scritte e rappresentate per la prima volta a breve distanza l’una dall’altra, qui rappresentate in un’estensione concentrata (il termine “riduzione” non appare per nulla appropriato), rispettosa dell’essenza del testo originale e dei personaggi (quasi tutti mantenuti) grazie all’intensa drammaturgia di Massimo Navone e Luca Rodella che ne hanno curato la regia.

Non basta. I diciotto allievi della Civica Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano che si sono alternati in scena nell’interpretare i diversi ruoli hanno dimostrato competenze e potenzialità reali, unite alla freschezza del trovarsi sospesi fra l’entusiasmo tipico della condizione “di studio” e quella più strettamente professionale: una magia che soltanto i veri artisti riescono a mantenere nel tempo e che in tale contesto ha fatto sì che si creasse tra attori e pubblico un legame diverso da quello che solitamente si sente quando si va a teatro, reso più stretto anche dalla creazione di un proscenio tra la platea, leggermente arretrata, e il non enorme palcoscenico del Miela e dall’utilizzo di una delle porte di accesso in sala per l’accesso in scena.

A Tre Cechov - questo il titolo del progetto prodotto da Bonawentura - è stata infine aggiunta un’importante appendice: nel primo pomeriggio di sabato si è infatti svolto un confronto tra le nuove generazioni di attori. Gli allievi della Paolo Grassi, assieme ai loro docenti Massimo Navone e Marco Maccieri, si sono incontrati al Miela con i frequentanti il terzo anno presso la Civica Accademia Nico Pepe di Udine e, a partire dalla lezione del giornalista, critico, scrittore e docente Roberto Canziani, hanno avuto l’occasione di ragionare assieme su cosa oggi significhi mettere in scena i classici del teatro.

Si apre il cuore nell’ascoltare gli interventi maturi, puntuali, lucidi di questi ventenni, che ragionano sulla vita e sul domani a partire dal teatro che stanno per mettere in scena; e al contempo ci si espone a una necessaria analisi sulla difficoltà di noi anziani nell’incapacità di leggere la realtà attuale con delle categorie di pensiero ormai superate.

Ma, per riuscirci, dovremmo prima di tutto riconoscere di aver consegnato a figli e nipoti un mondo senza certezze, con pochissime speranze ed enormi responsabilità, chiedendo loro di trovar soluzioni per salvare un futuro che troppo spesso riteniamo non appartenerci e, non soddisfatti, sabotando pure le loro azioni nel continuare a distruggere quel poco che è rimasto.

Fortunatamente, progetti come questo riescono a invertire tale insana tendenza. E non è poco.


Paola Pini


Tre Cechov: grandi classici interpretati da un cast di giovani protagonisti

drammaturgia e regia di Massimo Navone e Luca Rodella
progetto realizzato da Bonawentura e Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano
produzione Bonawentura

Tre sorelle
Olga: Serena Decarli
Maša: Valentina Verre
Irina: Valentina Apostoli
Nataša: Maria Teresa Vannini
Andrèj: Francesco Santarelli
Veršinin: Andrea Zueneli
Solënyj: Davide Gaudiosi
Tuzenbach: Flavio Innocenti
Kulygin: Lorenzo Gatto
Čebutykin: Lorenzo Ribaudo
Anfisa: Ilaria Felter


Zio Vanja
Vanja: Christian Zandonella
Astrov: Lorenzo Ribaudo
Helena: Francesca Massari
Sonja: Zoe Marigo
Serebrjakov: Andrea Zueneli


Il gabbiano
Nina: Beatrice Casiroli / Francesca Giulia Geronimi
Kostja: Samuele Migone
Trigorin: Davide Gaudiosi
Arkadina: Simona Bordasco
Maša: Ilaria Felter
Semën: Lorenzo Gatto


Le foto sono di Michele Sottocasa





 

martedì 21 marzo 2023

21 marzo 2023 - Accolta con gran favore di pubblico la rassegna Protagoniste al Miela: Teatro, stand up, musica e incontri dal 1 al 18 marzo 2023 in un carosello di divertimento e sorpresa, con tanti spunti per riflettere e interrogarsi.



Accolta con gran favore di pubblico la rassegna Protagoniste al Miela: Teatro, stand up, musica e incontri dal 1 al 18 marzo 2023 in un carosello di divertimento e sorpresa, con tanti spunti per riflettere e interrogarsi.

di Paola Pini

    Si è conclusa sabato scorso Protagoniste al Miela, la bella e fresca rassegna ideata da Massimo Navone, da qualche mese direttore artistico di Bonawentura/Teatro Miela di Trieste: otto spettacoli di prosa, un concerto, tre incontri e una mostra, proposti con un ritmo intenso dal 1° al 18 marzo, hanno visto la partecipazione attiva del pubblico interessato, vario tanto quanto gli eventi in cartellone.

    Al centro le donne in qualità di autrici, interpreti e soggetti in una manifestazione aperta e accogliente, che le ha viste offrire alle tante generazioni presenti molte tra le mille sfaccettature in cui l’universo femminile si declina. Pochi gli uomini, tutti giovani, a condividere con convinzione e coerenza un percorso mai banale.

    Dalla mitica epoca omerica osservata con occhi non ortodossi e attuali (La questione di Penelope) alle fiabe rivisitate con ferocia dissacrante (La principessa azzurra), dalla memoria familiare a far da cornice a un turbinio cabarettistico intorno al fumo (Cik pausa) alla cura di un adolescente maschio da parte di una femminista (AAA Cercasi sostegno) o di una madre novantenne (Mamma a carico), donne evocate o in scena.

    Si interrogano anche, dialogando con se stesse, in crisi per sorprendenti cambiamenti (Sto diventando un uomo) o, chiuse in bagno, con l’immagine di personaggi contemporanei in attesa di responsi fondamentali (Greta ed io).

Si raccontano condividendo con il pubblico la musica e le parole che hanno scritto (Nada in concerto), o l’esperienza professionale (Non ho parole).

Al teatro, inteso in senso più tradizionale, si aggiunge lo scambio più diretto tra pubblico e relatori  sui temi sociali oggetto e soggetto delle pièce proposte (l’incontro con le operatrici del Centro antiviolenza G.O.A.P. e la Compagnia Arti Fragili, ma anche Sotto il palco con l’autrice e interprete Gianna Coletti e Antonella Deponte dell’Associazione de Banfield), o collegando il testo teatrale di Marcela Serli da Claire Dowie con la mostra curata da Sergia Adamo. 

    È un femminismo interessante quello che appare in questa grande molteplicità di proposte, un femminismo che affronta argomenti molto seri, importanti, a volte anche tragici o drammatici mescolando stili e offrendo suggestioni capaci di parlare a chiunque.
    
    La denuncia, più o meno marcata, è vissuta con un’ironia e un’autoironia irresistibile e pervasiva, proponendo un modo altro per affrontare la complessità della nostra epoca.
    
    Ci vuole un’arte sopraffina per decidere se prendere di petto o aggirare le contraddizioni; ed ecco apparire la gioia piccola, più preziosa e realistica della felicità, o la risata sana, libera da retropensieri, o infine  la leggerezza nascosta, tenue scintilla a brillare nei momenti bui e faticosi dell’esistenza, chiaramente consapevoli che il ridere o il sorridere assieme può salvarci la vita.



Nel dettaglio e in ordine sparso (a causa di disguidi da attribuire a me soltanto ho purtroppo mancato un paio di spettacoli; so che sono stati molto apprezzati dal pubblico, ma non posso scriverne. Ne riporto ugualmente immagine e locandina):


CIK PAUSA - ovvero viaggio tra le molteplici e complesse personalità in pausa sigaretta

di e con Laura Bussani (collaborazione ai testi di Alessandro Mizzi, Marko Sosič, Stefano Dongetti); musiche originali Etoile Filante - Produzione Bonawentura

L’omaggio iniziale alla nonna materna e alla sua Polonia accarezza l’anima e la presenza dell’anziana donna si percepisce fino alla fine, mentre in scena Laura Bussani crea con maestria un carosello di personaggi diversissimi che divertono, coinvolgono e fanno pensare.

Tra lingue e dialetto, canzoni e travestimenti inframmezzati da fantastiche notizie che una radio trasmette, donne dalle età più varie si presentano e si raccontano, affidando al pubblico innumerevoli e luminosi frammenti di verità celati in mezzo a discorsi surreali e agrodolci.

L’universo femminile: una creazione lieve che sa ridere di sé per sorridere con gli altri.


GRETA ED IO - assolo per attrice

di e con Arianna Sain - Produzione Bonawentura

Leggerezza e profondità convivono in questo monologo: assieme ad Arianna Sain, interprete e autrice di un testo leggero nei toni, profondo nella sostanza, si sperimentano quelle montagne russe così comuni nei pensieri e nei discorsi delle donne quando si trovano a riflettere, non importa se dei massimi sistemi o della quotidianità.

Chiusa in bagno in attesa del responso che il test di gravidanza le darà, la giovane donna dialoga con la sagoma di Greta Thunberg affastellando, uno sull’altro, discorsi arzigogolati che si liberano poco a poco per toccare corde molto sensibili in chi ascolta, un flusso apparentemente contraddittorio, in realtà fin troppo vero. Nelle sue parole la soluzione si vede chiaramente, l’utopia è a portata di mano, la realizzazione davanti ai nostri occhi. La speranza fisicamente presente.

Perché, alla fine, il modo si trova.











AAA CERCASI SOSTEGNO
per madre single e femminista con figlio maschio e adolescente

di e con Monica Faggiani

in collaborazione con Teatro dell’Allodola - Le irriverenti

Si ride e ci si rispecchia nell’intelligente monologo di Monica Faggiani, brillante esempio di femminismo attuale.

Senza mai essere banale, l’autrice e interprete espone le proprie fragilità con ironia, autoironia, tenerezza e serenità, dimostrando in modo concreto come crescere assieme nella relazione con il proprio figlio maschio, bianco, eterosessuale e cisgender.

Perché se è vero che la cultura in cui siamo immersi ci modella, noi possiamo, nel nostro breve

percorso, contribuire a modificarla.

EMANUELA GRIMALDA: NON HO PAROLE!

Una vita da attrice da Trieste in giù - Intervista spettacolo condotta da Elisa Grando


LA PRINCIPESSA AZZURRA
regia Filippo Capparella e Saskia Simonet
con Filippo Capparella, Francesco Garuti, Saskia Simonet e Simon Thöni

Ritmi interpretativi pirotecnici, tempi comici perfetti, coreografia e testo acrobatici, saturi di riferimenti colti e popolari, “La principessa azzurra” è uno spettacolo che cattura fin dalle prime battute, coinvolge e sconvolge i ricordi e i riferimenti che ci appartengono dall’infanzia in una brillante lezione d’anatomia che seziona ed espone con lucidità estrema il lato oscuro della “Bella addormentata nel bosco”.

La verve interpretativa di Filippo Capparella, Francesco Garuti, Saskia Simonet e Simon Thöni ribalta la percezione di quella che credevamo essere una bella fiaba: quanto sono pesanti le catene che si celano dietro a quel …”e vissero tutti felici e contenti”!

Se all'inizio si ride tanto, lo svolgimento porta a qualcosa che raggela.

Le maschere cadono, rivelando la verità con chiarezza ineluttabile: senza la sottomissione della donna, il patriarcato va in frantumi.

Ed è forse proprio questo che, di questi tempi, così tanto spaventa…



MAMMA A CARICO - MIA FIGLIA A 90 ANNI
di e con Gianna Coletti -
drammaturgia di Gianna Coletti e Gabriele Scotti - regia di Gabriele Scotti
in collaborazione con l’Associazione de Banfield

SOTTO IL PALCO
Momento a tu per tu con Gianna Coletti, Antonella Deponte (Ass. De Banfield) e tutti i caregiver che lo desiderano: per una condivisione di vissuti e prospettive sul prendersi cura di una persona con deterioramento cognitivo.



NADA IN CONCERTO

Ha fatto tappa a Trieste il tour di Nada, presente al centro della Rassegna PROTAGONISTE AL MIELA.

Sold out per un evento che ha entusiasmato un pubblico molto eterogeneo per età.

Cantautrice, poetessa, scrittrice e attrice, Nada ha proposto brani tratti dal suo nuovo album, per andare poi a far scorrere indietro il tempo e, cantando assieme a chi c’era in platea e galleria i successi più classici, con la verve intramontabile di sempre ha invitato gli spettatori a vivere il momento tutto assieme e a mettere per un momento da parte la tecnologia.

Sul palco con lei: Andrea Mucciarelli alla chitarra, Francesco Chimenti al basso, Franco Pratesi alle tastiere, Luca Cherubini Celli alla batteria.



LA QUESTIONE DI PENELOPE
regia e progetto drammaturgico di Davide Rossi
con Alejandro Bonn, Veronica Dariol, Miriam Podgornik, Zoe Pernici
Compagnia Arti Fragili

La questione di Penelope ci ri-guarda perché continua a condizionare il modo in cui viviamo le relazioni fra i generi.

Troppo spesso ripetiamo atteggiamenti e comportamenti sbagliati, violenti, acquisiti e consolidati di generazione in generazione, senza renderci conto che potrebbero non appartenere alla nostra personalità.

Ed ecco che Compagnia Arti Fragili mette in scena questo nuovo e originale progetto dando voce ai personaggi “minori” che ruotano intorno alla mitica vicenda, quelli forse più vicini alla verità.

Li seguiamo attenti e ci ritroviamo cosi a mettere in discussione la “nostra Penelope”, quella che si nasconde nella stanza - interna a ciascuna e a ciascuno di noi - sollecitati a scegliere da che parte stare, non più come semplici spettatori compassionevoli, ma per imparare a riconoscere e a sostenere concretamente le tante Penelopi che la quotidianità ci fa incontrare.

INCONTRO con le operatrici del CENTRO ANTIVIOLENZA G.O.A.P. e gli attori della COMPAGNIA ARTI FRAGILI, per un approfondimento delle tematiche sulle donne vittime di violenza




Marcela Serli rilegge STO DIVENTANDO UN UOMO di Claire Dowie
traduzione di Monica Capuani
adattamento drammaturgico di Marcela Serli

Al Teatro Miela di Trieste una strepitosa Marcela Serli rilegge il potentissimo testo di Claire Dowie.

La sua interpretazione lascia il segno, portando la protagonista - che si sveglia una mattina rendendosi conto di trasformarsi progressivamente e inesorabilmente in un uomo - a sorprendersi del cambiamento fisico e mentale che sta subendo.

Si ride tanto e, come sempre capita di fronte a testi profondi, si pensa ancor di più.

Ci si concentra sempre troppo sull’aspetto esteriore, più immediato e semplice da notare, troppo poco o con superficialità alle ambiguità interiori di cui ognuno di noi è portatore.

Ci sorprendiamo se incontriamo un uomo truccato, ma non di una donna in pantaloni, oggi.

Senza comprendere che nei nostri pensieri e comportamenti siamo tutti e tutte, nel nostro piccolo, chi più e chi meno, degli androgini.

Come sarebbe tutto più semplice, se decidessimo di accettare la comune complessità per riconoscerci semplicemente PERSONE…

L(’)OTTO TUTTI I GIORNI - a cura di Sergia Adamo e Marcela Serli
Dialoghi e altre invenzioni su arte, femminismo e sovversione - evento collegato con:


GUERRILLA GIRLS - arte, femminismo e sovversione

Mostra a cura di Sergia Adamo, promossa dal Centro Interdipartimentale di Ricerca per gli Studi di Genere, l’Università degli Studi di Trieste e Stazione Rogers